AUTUMN IN NEW YORK

E’ il titolo di un film americano di successo con Richard Gere e Wynona Ryder e po’ tanto malinconico. E’ l’unica cosa che accomuna il nostro weekend è proprio il titolo perché abbiamo trascorso 3 giorni molto belli con un sottotitolo importante: NYC non è solo Manhattan!!

Infatti lo schema di queste giornate è stato proprio di vedere anche gli altri distretti di NYC a noi fino ad ora sconosciuti.

Non appena messo piede in tema americano ci preoccupiamo subito di prenotare un tour guidato per l’ indomani mattina dal titolo suggestivo “tour dei contrasti“. Appena arrivati in hotel, scatta subito l’ operazione hamburger: “ shake shack “ nel suo luogo originale di nascita in Madison Square, proprio sotto il mitico Flat Iron , a mio avviso il più   bel palazzo newyorkese alla faccia di grattacieli vecchi e nuovi.

Sono le dieci di sera (le 4 del mattino successivo in Italia) e fa un freddo cane ma il gusto di questo hamburger mangiato all’ aperto seduti sulle panchine nel parco è veramente unico !!!!
Purtroppo chi già si trovava in USA, e rappresentava il principale motivo del viaggio per la voglia di incontrarla, rimane bloccata dall’ altra parte del paese , a Los Angeles sulla West Coast, per problemi di aereo e potrà raggiungerci il sabato pomeriggio, anziché al mattino.

Dopo una notte piuttosto travagliata, per via degli aggiornamenti on line da L.A., ci si sveglia sotto una pioggerellina ed un tempo che non lasciano presagire nulla di buono. Ci troviamo con il gruppo con il quale condivideremo la mattinata con la gita al Bronx, Queens e Brooklyn.

Si parte, risaliamo esternamente lungo l’ Hudson River tutto l’ Upper West Side per poi attraversare Harlem ed arrivare infine nel Bronx dove viene effettuato la prima sosta per vedere da fuori lo stadio da baseball degli Yankees. E chiaro che mi offre maggiori emozioni lo stadio di San siro ogni volta che ci   andiamo, oppure meglio ancora ha lasciato un ricordo indelebile in una splendida serata di maggio , il Santiago Bernabeu di Madrid, ma anche questo visto esternamente sembra essere molto imponente.

Ci spostiamo poi , altra pausa, a vedere i graffiti realizzati per strada che sono un po’ la caratteristica del Bronx. Vederlo cosi di giorno sembra meno preoccupante di quanto ci si potesse sospettare, ma la nostra giovane guida italiana , ci mette i guardia avvertendo che stiamo vedendo le strade principali ma anche di giorno e che alla sera è molto più pericoloso.

Perlomeno il South Bronx, perché il North Bronx dove si trova una fortissima comunità di italiani che hanno dato vita ad una nuova Little Italy , sembra essere molto tranquillo .Ci fermiamo , ci gustiamo un ottimo trancio di pizza vediamo i negozi che potrebbero trovarsi in una qualsiasi città italiana; visitiamo un mercatino che per varietà di prodotti e livello dei prezzi meriterebbe di essere frequentato molto spesso , peccato che è un po’ fuori mano !!!

Lasciamo il Bronx e ci dirigiamo al Queens ; il “borough“ più grande ed eterogeneo di NYC , dove ci sono 150 etnie diverse e si parlano altrettante lingue. Vediamo dapprima un quartiere residenziale, tanto per capirci di quelli da film con case ben curate giardino pure, auto in bella vista davanti al portone del box, con già appesi alle finestre ed alle porte tutti i simboli di Hallloween che sarà tra 3 settimane.

Breve digressione cinematografica, in effetti NYC è tutto il set di diversi film perché nel Bronx quando sei sotto le sopraelevate ti rivedi scene di film polizieschi e di gangster, a Central Park sul set di film romantici, cosi pure nella 5th avenue per   non parlare di alcuni grattacieli, come l’ Empire State Building o il Chrysler, il ponte di Brooklyn , Ellis Island e cosi via . Proseguiamo nel Queens ed arriviamo a Flushing Meadows dove si trova il tempio del tennis americano e vengono giocati ogni anno gli US Open tra la fine di agosto e l’ inizio di settembre.

Accanto a Flushing Meadows c’è il Planisphere, un’opera bellissima realizzata in occasione dell’expo 1964 che si svolge a NYC. E’ veramente imponente, circondato da enormi getti di acqua.

Ci si sposta poi a Brooklyn, che come avremo modo di vedere meglio il giorno successivo, è estremamente interessante anche per la sua diversità interna. Con il pullman passiamo nel quartiere abitato di Williamsburg, abitato da ebrei ortodossi, tutti con in testa uno strano copricapo di pelo, tipo colbacco. E’ “SHABBAT” , il loro giorno di festa settimanale , probabilmente vanno e vengono dalla sinagoga , loro luogo di culto. Giungiamo in prossimità del Manhattan Bridge e scendiamo a vedere ed immortalare fotograficamente l’immagine simbolo di un film, tanto per cambiare, “C’era una volta in America“.

Ci spingiamo poco più vicino l’East River ed abbiamo il primo approccio ad una visione che nei giorni successivi ci diventerà familiare: la skyline di Manhattan vista da Brooklyn, per ora di giorno, poi si vedrà. Rientriamo con il pullman a Manhattan e optiamo per essere lasciati a Little Italy, la prima originale, per quel che ancora ne rimane, visto che è stata ingoiata quasi tutta dai cinesi e dalla loro Chinatown. Mulberry Street è ancora un feudo dell’italianità, con bar e ristoranti che rivendicano un “passato”, una storia, scrivendo orgogliosamente fuori dalle loro insegna “ fondato nel 1886 “ e cosi via. E’ innegabile il fascino che Little Italy riesce sempre ad esercitare. Ogni volta che si passa per New York è una tappa pressochè obbligata, per lo meno fino a quando resisterà ………. ai cinesi.

Sembra che gli italiani si siano spostati, oltre che nel Bronx anche a Brooklyn, Staten Island ed in altri quartieri di Manhattan come il Greenwich Village. Risaliamo Mulberry Street e poi torniamo velocemente in hotel per riabbracciare la nostra amata figlia, che finalmente è arrivata tra di noi. Un salto da Shake Shack come benvenuto, l’incontro con un amico con cui bere un caffè a NYC e via, ci si avvicina alla sera, al momento del tramonto e quindi ci si ritrova dirottati in un Roof Top sulla 48th strada da cui si gode di un’ottima vista sorseggiando un aperitivo. Apriamo una doverosa parentesi, da “guru“ della ricerca di ristoranti e locali in genere, praticamente un “ cane da tartufo”, sono stato completamente esautorato …..  Figli giovani , “studiati”, acculturati, “viaggiati” sono a conoscenza di tutti i locali, dal brunch allo spuntino, all’ape fino alla cena: che bello essere “condotti e guidati”, ahahahah, senza il peso di scelte magari non opportune.

Dopo il Roof Top le mie guide mi conducono in uno dei ristoranti “must” di Manhattan: Keens, una delle più note, affermate e valide, posso confermarlo, Steakhouse in New York.

Ottima carne accompagnata da un’altrettanto ottima scelta di vino, un Malbec argentino veramente buono e la serata si conclude nella giusta maniera.

La mattina dopo si incomincia sempre, come da indicazioni della nostra guida gastronomica con un brunch al 230, fifth rooftop bar, altro locale estremamente noto nella vita newyorkese. Post brunch dedicato ad un momento di raccoglimento con Messa domenicale nella cattedrale di St. Patrick, molto bella ed affascinante. Non è la prima volta che ci andiamo ma riesce a coinvolgere molto, rappresenta la storia, viene subito alla mente il funerale di JFK che si svolse proprio in questa cattedrale.

Usciamo sulla 5Th avenue ed è uno spettacolo di suoni, musiche , folklore, colori e ballerine. Fatichiamo un attimo a capire di cosa si tratta ma poi ci arriviamo: è il Desfile de l’Hispanidad!! Sfilano i carri e le ballerine di tutte le nazioni dell’america latina, dal Messico all’Argentina, all’Ecuador, alla Colombia e così via con musiche tipicamente autoctone, balletti e spettacoli vari. Siamo proprio fortunati ad essere capitati qui oggi perché, come si suol dire, vale lo spettacolo!

Lasciamo un po’ a malincuore la sfilata e raggiunto l’hotel, ci facciamo immediatamente condurre a quella che sarà la nostra meta pomeridiana: Brooklyn!!!

Ci facciamo lasciare a Williamsburg ed iniziamo a visitare la cosiddetta zona “hipster”. Siamo in Bradford avenue, che è l’arteria principale del quartiere, piena di negozietti che vendono di tutto, sia sul marciapiede che in veri e propri esercizi commerciali, specializzati in articoli “vintage”, poi ristorantini, bar d’atmosfera, vecchi capannoni riadattati in store, uno su tutti Apple, dove ovviamente facciamo tappa di significativa importanza.

Il tempo trascorre velocemente passeggiando in questa zona, che poi lasciamo per passare al contiguo quartiere, sempre di Williamsburg parliamo, abitato dagli ebrei ortodossi “Hassidim”. Neanche in Israele ne avevamo visti così tanti, con il loro abbigliamento inconfutabile e facilmente identificabile. Intere zone con bus scolastici con scritte solo in lingua ebraica, lungo le strade uomini che camminano parlottando tra di loro, madri con un buon corteo di bambini, sinagoghe, negozi e supermercati tutti indirizzati ad un pubblico molto uniforme. E’ bella come zona, molto tranquilla, con viali alberati, ti dà l’idea di non aver nulla da temere.

Questa è New York, a poca distanza convivono, non solo nello stesso distretto, Brooklyn, ma addirittura nello stesso quartiere , Williambsurg, due realtà molto differenti, una proiettata forse oltre il 21mo secolo e l’altra, magari un po’ “retrò” secondo i nostri criteri. E’ bello vedere queste diverse realtà che convivono armoniosamente e pacificamente tra loro. Un po’ meno, dicono le guide, con un altro settore contiguo sempre a Brooklyn, quello abitato dagli afroamericani, ma questa è un’altra storia anche perché lì non ci siamo stati.

Lasciamo la Williamsburg ebraica per arrivare in zona ponte di Brooklyn, nostro prossimo obiettivo, dopo il primo assaggio del giorno precedente. Arriviamo e vediamo Manhattan da Brooklyn ancor prima del tramonto, decidiamo di concederci una pausa con aperitivo e trancio di pizza da Cecconi’s , decisamente valido, bella atmosfera, ambiente carino.

Usciti da Cecconi’s ci dirigiamo verso il ponte di Brooklyn che percorriamo a piedi, direzione Manhattan, proprio nel periodo tra il tramonto e le prime ombre della sera, quelle di Nick Carter per i meno giovani.

Ci era stato vivamente consigliato ed in effetti ne valeva proprio la pena, percorrere a piedi il ponte di Brooklyn è una gran cosa, vedere le luci dei grattacieli che compongono la skyline di Manhattan accendersi progressivamente, è veramente stupendo. Quando poi arrivi a metà ponte ed il buio prevale insieme alle luci delle auto che sfrecciano sottostanti, ai grattacieli illuminati, è veramente uno spettacolo stupendo !! L’attraversamento del ponte diventa un vero calvario perché dal punto di vista fotografico, ogni angolo sembra essere più interessante da fotografare ed immortalare.

Rientriamo in Lower Manhattan   e le mie guide enogastronomiche provvedono a trovare subito un luogo dove rifocillarci sempre di indiscusso valore, ma sicuramente inferiore a quello di ieri sera.                       Nella terza ed ultima granata ci si divide, almeno parzialmente , tra chi deve lavorare e chi si dedica invece ad approfondire la visita della città ,in questo caso rimanendo a Manhattan. Per fortuna io appartengo a questa categoria. Punto di partenza , sulla 34 strada all’ altezza del Hudson River , la HIGH LINE , vecchia linea ferroviaria in disuso che la volontà dei cittadini della zona, tramite una raccolta di firme , ha voluto rimanesse , trasformata in percorso pedonale.

E’ molto bella e interessante perché ti offre l’ opportunità di vedere questa zona e parliamo di venti strade dalla 34 alla 14 su un percorso pedonale sopraelevato abbastanza immerso nel verde e che passa a fianco di palazzi e grattacieli, a volte sembra di guardare all’ interno delle case. Lungo il percorso abbiamo l’opportunità di vedere un bellissimo “ Murales” con protagonisti , due grandissimi personaggi, MADRE TERESA SI CALCUTTA da una parte e GHANDI dall’ altra, che provvediamo ad immortalare immediatamente.

Sembra incredibile comunque questo percorso pedonale immerso nella giungla dei grattacieli newyorkesi , quasi sospesa nel vuoto come un ponte tibetano.

Nella sua unicità ha un fascino incredibile. Terminiamo il percorso lungo la High Line e ci dirigiamo sempre a piedi , malgrado il tempo non ci aiuti, visto che ogni tanto siamo accompagnati da qualche scroscio,verso Soho, dove dobbiamo come si si vuol dire , svolgere una commissione. Per andare a Soho attraversiamo il Greenwich Village, che stabiliamo essere una volta di più il nostro quartiere preferito di Manhattan forse l’ unico dove si potrebbe pensare di trascorrere qualche tempo e non semplicemente visitarlo da turista “ mordi e fuggi” .E ‘ un quartiere tranquillo con viali, verde, le classiche case “da tre gradini”, la presenza della New York Univerisity, con tutto quello che comporta per il quartiere e l’indotto circostante, ristoranti e negozi carini , abitazioni piacevoli: in sintesi, una bella realtà.

Troviamo anche la coltivazione di un vero e proprio orto di città!!! con diversi tipi di verdure presenti . Soho (South of Houston) dal nome dell’arteria stradale , è sempre interessante , piacevole , sicuramente meno affascinante del Greenwich ma meglio di tanti altri quartieri newyorkesi . Appuntamento a pranzo al Chelsea market, dove soddisfiamo il nostro appetito tra deliziosi piatti di “clam chowder“ e “ fish and chips” passando per un “pulpo a la gallega”, ma avendolo appena gustato nella Galizia spagnola autentica preferisco astenermi.

Chelsea Market, nell’omonimo quartiere, è sicuramente molto interessante e caratteristico, vale sicuramente la pena vedendo e conoscendo. Si va dalla vendita del pesce fresco di ogni genere con possibilità di farselo cucinare al momento , a negozi di vario genere che offrono prodotti e ristorazione di vario tipo, sicuramente intriganti. Consumato un ottimo pranzo , ci dirigiamo verso Lower Manhattan per vedere Ground Zero e la nuova Freedom Tower. Devo dire che più ci si avvicina più l’ emozione è molto forte, il ricordo delle torri gemelle è ancora vivo dentro di noi e vedere quelle due enormi aree squadrate , dove una volta sorgevano le torri gemelle , provoca una grandissima sensazione di vuoto e un’emozione incredibile. Vedere i filmati relativi all’11 settembre, i libri, le foto va a riaprire una ferita ancora aperta, che il fatto di essere li , proprio dove questi eventi sono accaduti, non fa altro che incrementare . Vedere i nomi delle persone che hanno perso la loro vita in quel luogo, in quel maledetto 11 settembre i fiori che accompagnano i nomi di chi avrebbe compiuto gli anni in questo giorno è una pugnalata allo stomaco ma anche il segno inequivocabile che il ricordo si trascinerà per sempre.

E’ una sensazione veramente toccante visitare questo luogo e il fatto, causa avversità meteorologiche, di non salire a Freedom Tower, passa quasi in secondo piano in relazione alle riflessioni della tragedia avvenuta. Sembra quasi che questi due 2 “crateri” rimangono aperti quasi a testimoniare il monito che mai più potrà succedere un simile evento.

Dopo aver visitato ampiamente la zona prendiamo la metropolitana per giungere vicino all’ hotel , visto che la giornata volge al desio, e così pure la mia visita a NYC . Una visita che è stata sicuramente molto interessante ed affascinante tesa alla ricerca ed alla scoperta dell’ intera città e non solo di quelle singole zone che normalmente la identificano ai nostri occhi . L’ idea che uno si può fare , è quella di una realtà molto, anzi estremamente complessa , dove ci convive tutto e il contrario di tutto, alcune volte in splendida armonia, altre volte anche un po’ meno . E’ una città unica al mondo, cosmopolita sicuramente, da alcuni definita la capitale dell’ occidente, in realtà una città che nessuno a mio sommesso avviso, può affermare di possedere e gestire, ma che vive su una sorta di un equilibrio che solo questa città stessa per la sua storia può essere in grado di garantire, essendo sempre riuscita a far convivere, come forse mai altrove, moltissime etnie, anzi quasi tutte quelle esistenti al mondo .Questa è la vera forza di New York, una città che non è solo americana in senso classico ma appartiene a tutte quelle culture che hanno contribuito a costruire gli USA e che ancor oggi sono presenti con differenti gradi di integrazione e di rappresentazione.